lunedì 6 febbraio 2012

Dateci la riforma delle Nazioni Unite

Questo articolo l'ho scritto nel marzo del 2006, ma lo riposto perché, nonostante situazioni e personaggi siano  diversi, il contenuto, purtroppo, mi sembra drammaticamente attuale.

Ma che altro dovrà succedere? A far scattare una riforma totale dell'Onu avrebbe dovuto bastare la caduta del Muro di Berlino, sedici anni fa, e invece di «acqua» sotto i ponti ne è passata ancora tantissima: le guerre jugoslave, le pulizie etniche, le persecuzioni religiose, le guerre tribali, il «riscatto» del fondamentalismo islamico nei paesi arabi, e via fino all'11 settembre, le guerre in Iraq e in Afghanistan, gli attentati a Madrid e Londra, e la crescente pressione del terrorismo sull'Occidente. Di fronte a tutto questo le Nazioni Unite si sono rivelate inadeguate, impotenti, indecise, in ritardo e, nella migliore delle ipotesi, impossibilitate ad agire e a svolgere un'efficace azione preventiva o, ove necessario, coercitiva.

Non è una questione di volontà, ma di struttura, perché fino a quando l'Onu rispecchierà una realtà planetaria che non esiste più, cioè la suddivisione del mondo in zone d'influenza e il confronto minaccioso tra due sistemi reciprocamente esclusivi - il capitalismo e il comunismo - non potrà mai essere efficiente. La Russia di Putin non è l'Unione Sovietica di Breznev, eppure il suo potere all'interno dell'organismo internazionale è rimasto lo stesso, e al contrario di ciò che si dice, l'implosione del diretto avversario non ha rafforzato il potere e la volontà degli Stati Uniti, tutt'altro. L'America non rappresenta più, che la cosa piacesse o meno, l'unica alternativa al pericolo sovietico, e la fine di questa funzione ha provocato un disgregamento dei paesi democratici ed un allontanamento dal vecchio riferimento; i paesi europei si sono sentiti liberi dal pericolo e hanno ritenuto non solo di potersi disfare della protezione americana, ma anche di contrastare gli Stati Uniti proprio sul terreno delle crisi internazionali. Così l'Onu si è ritrovata priva dell'equilibrio precario ma tangibile della guerra fredda, e si è trasformata in un coacervo di paesi che fanno il proprio piccolo tornaconto, con il risultato che il peso delle nazioni democratiche si è notevolmente ridotto a favore dei regimi dittatoriali, che purtroppo nel mondo sono la maggioranza.
Tra scandali, discredito e palese burocratizzazione dei meccanismi decisionali dell'Onu, ci siamo trascinati fino ad oggi e siamo anche contenti perché è stata varata una nuova Commissione sui diritti umani che andrà a sostituire quella di Ginevra, anch'essa, per vari motivi, del tutto screditata. Ma c'è poco da festeggiare, perché se quella vecchia era presieduta da un paese come la Libia, quella nuova è - con molta probabilità - destinata a ripercorrerne il cammino. Per il semplice fatto che tra i 47 paesi che la compongono ve ne sono di quelli che i diritti umani li calpestano quotidianamente, e questo risultato è il prodotto inevitabile del voto dell'Assemblea Generale a maggioranza semplice, che per forza di cose include paesi tirannici.
In sostanza si è sciolta una commissione per creare il suo clone, ed è ovvio che gli Stati Uniti non siano favorevoli. Il Manifesto naturalmente si è divertito a titolare che l'America ha detto no ai diritti umani, ma la verità è che se c'era un'occasione di dimostrare che, nonostante la mancata riforma, le Nazioni Unite sono intenzionate a rendersi più efficienti e credibili, era proprio nella istituzione di questa nuova Commissione. Una commissione che avrebbe dovuto essere istituita e composta con il voto esclusivo delle nazioni che rispettano i diritti umani e che intendono farli valere.
Nel mondo di oggi la contrapposizione non è più tra due ideologie opposte, ma tra l'intero Occidente e il fanatismo retrograda e illiberale che gli ha dichiarato guerra. E' una realtà che l'Onu avrebbe dovuto recepire; comporre una nuova commissione solo con paesi democratici e liberali sarebbe stato un segno importantissimo, e avrebbe fatto ben sperare per un futuro riassetto, per una riforma che grida vendetta da sedici anni. Invece, ancora una volta, ognuno ha giocato la sua partita individuale: l'Europa, tanto vogliosa di iniziative autonome, ma incapace di scelte coraggiose, si è adeguata come sempre; Kofi Annan, che dopo una serie infinita di scandali non si capisce bene cosa ci faccia ancora lì, festeggia il nulla, e gli Stati Uniti, fedeli alla concretezza della propria visione delle cose, restano nuovamente isolati. Davvero un bel successo.

1 commento:

  1. Non si può continuare ad avere un carrozzone privo di potere e dove le peggiori dittature del mondo fanno la voce grossa. Dovremmo ribellarci, ma come?

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