Questo articolo l'ho scritto nel marzo del 2006, ma lo riposto perché, nonostante situazioni e personaggi siano diversi, il contenuto, purtroppo, mi sembra drammaticamente attuale.
Non è una questione di
volontà, ma di struttura, perché fino a quando l'Onu rispecchierà una realtà
planetaria che non esiste più, cioè la suddivisione del mondo in zone
d'influenza e il confronto minaccioso tra due sistemi reciprocamente esclusivi
- il capitalismo e il comunismo - non potrà mai essere efficiente. La Russia di
Putin non è l'Unione Sovietica di Breznev, eppure il suo potere all'interno
dell'organismo internazionale è rimasto lo stesso, e al contrario di ciò che si
dice, l'implosione del diretto avversario non ha rafforzato il potere e la
volontà degli Stati Uniti, tutt'altro. L'America non rappresenta più, che la
cosa piacesse o meno, l'unica alternativa al pericolo sovietico, e la fine di
questa funzione ha provocato un disgregamento dei paesi democratici ed un
allontanamento dal vecchio riferimento; i paesi europei si sono sentiti liberi
dal pericolo e hanno ritenuto non solo di potersi disfare della protezione
americana, ma anche di contrastare gli Stati Uniti proprio sul terreno delle
crisi internazionali. Così l'Onu si è ritrovata priva dell'equilibrio precario
ma tangibile della guerra fredda, e si è trasformata in un coacervo di paesi
che fanno il proprio piccolo tornaconto, con il risultato che il peso delle
nazioni democratiche si è notevolmente ridotto a favore dei regimi
dittatoriali, che purtroppo nel mondo sono la maggioranza.
Tra scandali, discredito e
palese burocratizzazione dei meccanismi decisionali dell'Onu, ci siamo trascinati
fino ad oggi e siamo anche contenti perché è stata varata una nuova Commissione
sui diritti umani che andrà a sostituire quella di Ginevra, anch'essa, per vari
motivi, del tutto screditata. Ma c'è poco da festeggiare, perché se quella
vecchia era presieduta da un paese come la Libia, quella nuova è - con molta
probabilità - destinata a ripercorrerne il cammino. Per il semplice fatto che
tra i 47 paesi che la compongono ve ne sono di quelli che i diritti umani li
calpestano quotidianamente, e questo risultato è il prodotto inevitabile del
voto dell'Assemblea Generale a maggioranza semplice, che per forza di cose
include paesi tirannici.
In sostanza si è sciolta
una commissione per creare il suo clone, ed è ovvio che gli Stati Uniti non
siano favorevoli. Il Manifesto naturalmente si è divertito a titolare che
l'America ha detto no ai diritti umani, ma la verità è che se c'era
un'occasione di dimostrare che, nonostante la mancata riforma, le Nazioni Unite
sono intenzionate a rendersi più efficienti e credibili, era proprio nella
istituzione di questa nuova Commissione. Una commissione che avrebbe dovuto
essere istituita e composta con il voto esclusivo delle nazioni che rispettano
i diritti umani e che intendono farli valere.
Nel mondo di oggi la
contrapposizione non è più tra due ideologie opposte, ma tra l'intero Occidente
e il fanatismo retrograda e illiberale che gli ha dichiarato guerra. E' una
realtà che l'Onu avrebbe dovuto recepire; comporre una nuova commissione solo
con paesi democratici e liberali sarebbe stato un segno importantissimo, e
avrebbe fatto ben sperare per un futuro riassetto, per una riforma che grida
vendetta da sedici anni. Invece, ancora una volta, ognuno ha giocato la sua
partita individuale: l'Europa, tanto vogliosa di iniziative autonome, ma
incapace di scelte coraggiose, si è adeguata come sempre; Kofi Annan, che dopo
una serie infinita di scandali non si capisce bene cosa ci faccia ancora lì,
festeggia il nulla, e gli Stati Uniti, fedeli alla concretezza della propria
visione delle cose, restano nuovamente isolati. Davvero un bel successo.
Non si può continuare ad avere un carrozzone privo di potere e dove le peggiori dittature del mondo fanno la voce grossa. Dovremmo ribellarci, ma come?
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